Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/371

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322 PARTE TERZA finalmente de’ suoi genitori accaduta non molto prima del suo esilio. Ed eccoci giunti al famoso esilio di Ovidio, su cui da molti molto si è scritto, e di cui ciò non ostante non è ancor certo il vero motivo. Penso che non sarà cosa ingrata a chi legge, se entrerò io pure a trattare sì famosa quistione, e che non sarà questa mia fatica mal impiegata, quando qualche nuova luce mi venga fatto di arrecarle. XXX. Tre cose sono a cercare intorno all’esilio di Ovidio. I In qual tempo accadesse. II. Quale ne fosse il motivo. III. Quanto tempo durasse. La prima e la terza quistione sono tanto più facili a sciogliersi, quanto è più difficile la seconda. Per riguardo alla prima, Ovidio dice eli’ egli dieci lustri ossia cinquant’anni avea felicemente passati, quando fu costretto a partire da Roma: Jamque decem lustris omni sine labe peractis Parte premor vitae deteriore meae. L. 4 Trist, el. 7. Egli è vero che.altrove sembra accennare che sol ne avesse quaranta, perciocchè dice che dalla sua nascita eran trascorse dieci olimpiadi: Postque meos ortus Pisae vinctus oliva Abstulerat decies praemia victor eques. ib. el. 10. Ma a non credere che Ovidio contradica tanto a se stesso, convien dire ch’egli prendesse un’olimpiade per lo spazio di cinque anni, come osserva il Vossio (De Nat. Art. l. 3, c. 32) aver fatto anche il poeta Ausonio. Essendo