Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/381

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33a PARTE TERZA che qualche cosa accenni su tale argomento. Eccone i versi: Et te carmina per libidinosa Notum Naso tener , Tomusque misse , Quondam Caesareae nimis puellae Ficto nomine subditum Corinnae. Carm. 23. Questi versi hanno indotto alcuni a pensare che Ovidio sotto il nome di Corinna, di cui spesso ragiona ne’ suoi libri amorosi, intendesse Giulia figlia d’Augusto, di cui egli invaghito o cercasse di sfogare con essa la sua rea passione, o forse ancor vi giugnesse; e perciò fosse rilegato da Augusto. M. Ribaud de Rochefort in una sua dissertaziore su questo argomento, stampata in Moulins l’anno 1742 della quale però il solo estratto io ho veduto nel Giornale degli Eruditi di Parigi, riflette, e con ragione, che Giulia figlia d’Augusto era stata da lui esiliata molti anni prima di Ovidio , e quindi non potè per cagion d’essa Ovidio essere rilegato. Propone perciò una, com’egli dice, sua conghiettura, cioè che non di Giulia figlia d’Augusto, ma di un’altra Giulia di lei figliuola e nipote d’Augusto fosse Ovidio invaghito, la qual di fatto, verso il tempo medesimo in cui Ovidio, fu dall’avolo per le sue disonestà rilegata. Questa conghiettura però era già stata da alcuni altri proposta, come si può vedere presso il Bayle (Diction. art. Ovide, Rem. B. e K.). Ma checchessia delle ragioni che a provare quella rea passion di Ovidio si possano addurre, le quali a me non sembrano