Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/393

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XLIV. «Sue Opern. 344 PARTI! TF.RZA « regna nello stile di Ovidio un cortigianesco ed una galanteria, quali appunto convenivano a’ tempi di Augusto, e quali non disdirebbero a quelli di Luigi XIV. Così egli (Pensieri diversi P *^7)XLlV. I libri de’ Fasti. de’ quali si sono infelicemente smarriti gli ultimi sei, la Metamorfosi e le Eroidi, sono le migliori opere di Ovidio (ii). Le Elegie intitolate Malinconiche, e le Lettere scritte dal Ponto hanno anch’esse de’ bellissimi tratti. Ma la lontananza da’ suoi, e la barbarie de’ popoli tra cui si trovava, dovea necessariamente scemare nell’infelice poeta la vivacità natia e l’usato suo brio. De’ libri amorosi Ovidio stesso ebbe poi pentimento e vergogna d’avergli scritti) e noi non possiam non dolerci che un sì raro ingegno siasi per tanto tempo avvolto in sì laide sozzure. Di una sua tragedia avremo a favellare tra poco. Degli altri piccioli poemetti che vanno sotto (a) Prima eli Ovidio avea un altro poeta, detto Aulo Sabino, scritte parecchie lettere in versi, non di donne ad uomini, ma d’uomini a donne , cioè di Ulisse a Penelope , d‘Ippolito a Fedra , di Foca a llidone , di Demordente a Fiìlide , di Giasone ad Issipile , come atferma lo stesso Ovidio (Amor. I. 2, el. 18) Ma tutte sono perite; perciocché la prima e la quarta che insicm cun un’altra di Paride a Enone leggonsi sotto il nome di Sabino in diverse edizioni delle Eroidi, per comun consenso de’ dotti non sono degne di questa età. Avea egli ancora dato principio a un poema intitolato Trarzcna, e a un (diro detto de’ Giorni ossia de’ Fasti; ma rapito da immatura morte, |:ome dice lo stesso Ovidio (Ex Ponto, I. 4, el. uh. , non potè fumli.