Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/394

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LIBRO TERZO 345 suo nome, quali debbano aversi per suoi, quali altre poesie avesse egli scritte, che più non si trovano , l’edizioni, le traduzioni, i comenti che abbiamo delle opere a noi pervenute, tutto ciò si può vedere appresso il Fabricio (Bibl. lat. l. 1, c. 15); che forse troppo a lungo intorno a questo poeta noi ci siam trattenuti. XLY. Due altri poeti finalmente appartengono, a mio parere, all’epoca di cui parliamo, benchè altri a diversa età gli voglian vissuti, M. Manilio e Fedro. Assai scarse son le notizie che abbiam d’amen due; ma queste bastano, io credo, ad accertare che vissero anch’essi al buon secol d’Augusto. M. Manilio vien detto dal Quadrio (t. 6,p.37) Antiocheno di patria, e non diverso da quel Manlio matematico che per testimonianza di Plinio sull’obelisco del campo Marzio collocò un gnomone. Ma in tal maniera il Quadrio ha unito tre personaggi in un solo, Manlio il matematico autore del mentovato gnomone, Manlio Antiocheno, e Manilio il poeta di cui parliamo. Del primo possiamo a ragion dubitare se mai esistesse, perciocchè vedremo a suo luogo parlando di quel gnomone, che benchè in alcune edizioni di Plinio se ne dica Manlio autore, questo nome però non è veramente ne’ migliori codici, ed è stato perciò ommesso nelle recenti e più corrette edizioni. Il Manlio Antiocheno che da Plinio è nominato altrove (l. 35, c. 17) coll’onorevole titolo di Fondatore dell’astrologia, è certamente diverso dal nostro poeta. Questi, come or ora vedremo, fiorì a’ tempi d’Augusto: di quello al contrario dice Plinio che egli insieme col xr.v. Noi ili e Ji Manilio.