Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/395

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346 PARTE TERZA gramalico Erole e Publio scrittor di mimi veduti furono da’ suoi bisavoli venire sulla nave medesima a Roma; Eadem navi advectos videre proavi. Or Plinio il Vecchio nacque sotto Tiberio, e perciò di uno che viveva agli ultimi anni di Augusto, non avrebbe potuto dire che i suoi bisavoli aveanlo veduto venire a Roma. Convien dunque distinguere Manlio l’astrologo da Manilio il poeta) nè vi ha ragione alcuna per credere che questi fosse Antiocheno. Il Du Fay nella prefazione a’ suoi Comenti sopra Manilio conghiettura ch’ei fosse Romano, fondato su quel verso di questo poeta: Speratum Hannibalem nostris eccidisse catenis. l. 4, v. 41. Ma Plinio stesso, il qual non era certamente Romano, chiama spesso nostra la città di Roma. Ch’egli vivesse a’ tempi di Augusto, è chiaro in primo luogo dalla dedica da lui fattagli del suo poema. E che d’Augusto veramente e non d’altro imperadore debba intendersi , si comprova ancor maggiormente così dal r ilettele eli’ei fa menzione, come di cosa recente, della disfatta di Varo nella Germania, seguita l’anno 761 (l. 1,v.896), come ancor più dal vedere eli’ egli nomina Tiberio come principe destinato a regnare; perciocchè parlando di Rodi dice: Felix terraque marique Es , Rhodos, hospitum recturi principis orfcem. Jbid. v. 761. Or noi sappiamo che, vivendo Augusto, Tiberio per otto anni stette ritirato in Rodi, onde