Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/400

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LIBRO TERZO 351 sentenzioso detto dello Scioppio un autore io contrapporrò, che spero non sarà da lui rigettato, cioè lo Scioppio stesso il quale altrove lo chiama cultissimum fabularum scriptorem (Paradox. liter.). Ci permetterà egli dunque che a questo suo secondo giudizio noi ci attenghiamo, molto più che il veggiam confermato da quanti hanno buon gusto di tersa latinità. E chiaramente ancor si raccoglie in qual pregio sia egli tenuto, dalle tante edizioni che ne abbiamo, il cui catalogo si può vedere presso il Fabricio (Bibl. lat. l. 2 , c. 3). Anzi mentre ancora egli vivea, pare che colle sue Favole salisse a non ordinario onore 5 perciocché offerendo il libro quinto di esse a un certo Particulone, così gli scrive: Mihi parta laus est, quod tu, quod similes tui, Vestras in chartas verba transfertis mea, Dignumque longa judicatis memoria. Del rimanente altro non sappiamo di Fedro, se non che ei fu liberto d’Augusto, e natio della Tracia. Questa dichiara egli stesso essere la sua patria: Cur sommo inerti deseram patriae decus? Threissa cum gens numeret auctores suos, L,inique Apollo sit parens, Musa Orpheo, ec. L. 3 i/t Prulog. t E più chiaramente nel luogo stesso afferma di esser nato sul colle Pierio: Ego quem Pierio mater enixa est jugo. E osserva appunto Strabone, che questo monte