Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/405

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356 PARTE TEItZA romana letteratura non giugnesse però ella a maggior perfezione. Era la poesia salita a maggior gloria che prima non fosse, e anche uomini d’illustre nascita e di famiglia patrizia non isdegnavano di comporre azioni da prodursi in teatro. Onde venne egli dunque che niuno, o sì pochi fossero nella teatral poesia eccellenti? Io penso che la vera ragione ci sia stata additata da Orazio in una sua lettera ad Augusto (l. 2, ep. 1). Egli dopo avere accennate alcune particolari ragioni che sol convengono a que’ poeti che a prezzo componevano le azioni teatrali, un’altra più generale ne arreca e comune a tutti. Descrive egli l’infelice condizion de’ poeti che composte avendo tragedie, o commedie, facevanle rappresentar ne’ teatri; perciocchè tra l’immenso popolo che accorreva ad esserne spettatore, pochi eran quelli che per amore di poesia vi si conducessero; e molte volte accadeva che di mezzo all’azione medesima stanchi e annoiati de’ versi comandavano ch’ella fosse interrotta, e che in vece si dasser loro spettacoli di gladiatori e di iiere: S.’iepe etiam audacem fugat hoc terretque poetam , Quod numero plures, virtute et honorc imuoi es, Imlocti stolidiquc, et depugnare parati, Si discordet! eques, media inter carmina poscunt Aut ursum , aut! pugiles his nam plebecula gaudet. Anzi, aggiugne Orazio, non la plebe soltanto, ma i cavalieri medesimi, quando sono assisi al teatro, niun piacere mostrano per la poesia, e tutto il lor desiderio si è di vedere in maestosa comparsa fughe di fanti e di cavalli, e