Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/406

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LIBRO TERZO 35^ trionfi e cocchi e schiavi e spettacoli di tal natura , della vista de’ quali non si annoiano mai; Verum equitum quoque jam migravit ab aure voluptas, Quatuor aut plures aulaea premiiiitiir in horas. Dum fugiunt equitum turmae, peditumque catervae; Mox trahitur manibus regum fortuna retortis, Esseda festinant, pilenta , petorrita , naves , Captivum portatur ebur, captiva Coi inthus. Quindi, prosiegue Orazio, tanto era lo strepito che facevasi nel teatro, che appena si potevano udire e intendere i versi5 e tutta l’attenzione dell’immenso popolo spettatore era rivolta all’ornamento e agli abiti degli attori, i quali appena apparivano in sulla scena, che battevasi palma a palma per plauso, prima ch’essi prendessero a favellare; Nam quae pervincere voces Evaluere sonum , referunt quem nostra theatra? Garganum mugire putes nemus, aut mare Tuscum: Tanto cum strepitu ludi spectantur, et artes, Divitiaeque peregrinae, quibus oblitus actor Quum stetit in scena , concurrit dextera laevae. Dixit adhuc aliquid? Nil sane. Quid placet ergo? Lana Tarentino violas imitata veneno. Non è dunque a stupire che sì corrotto essendo il gusto della maggior parte di quelli che accorrevano al teatro, pochi fossero i poeti che si studiassero a divenire perfetti scrittori di teatrali componimenti, da’ quali non potevano sperare di aver gran plauso; e che da essi perciò più si avesse riguardo ad appagare gli occhi del curioso volgo ignorante, che a soddisfare al buon gusto di pochi saggi e giusti