Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/409

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ì6o PARTE TERZA loiio favorevolmente accolte. Quindi a maggior prova di ciò soggiugne Orazio che lodevole cosa è il discernere i buoni da’ malvagi poeti; e recato l’esempio del Grande Alessandro che non fu in questo troppo felice, aggiugne che Virgilio e Vario facevan ben essi onore alla stima in che aveagli Augusto, e a’ doni di cui gli onorava: At neque dedecorant tua de se judicia, atque Munera, quae multa dantis cum laude tulerunt Dilecti tibi Virgilius Variusque poetae. A me par dunque che questa lettera di Orazio, non che distruggere il comun sentimento del favore da Augusto accordato a’ poeti, il confermi ancor maggiormente , e ci rappresenti questo imperadore come splendido lor protettore, ma saggio insieme ed accorto, che non era del favor suo liberale, se non a quelli che conosceva esserne degni. LUI. E in vero le poesie di Orazio e di Virgilio, che per ogni parte risuonano delle lodi di Augusto, e le Vite di questi due poeti scritte dagli antichi autori, che piene sono de’ tratti di bontà e di beneficenza, di cui furono da lui onorati, ne sono un certissimo testimonio. Anzi fu egli stesso diligente coltivator degli studi anche in mezzo alle cure del vastissimo impero. Molte cose egli scrisse in prosa, che annoverate son da Svetonio (in Aug. c. 85), le quali era solito di recitare nelle adunanze de’ suoi amici. Nella poesia ancora esercitossi egli talvolta , poichè a’ tempi del mentovato autore conservavasi un libro intitolato Sicilia, che in