Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/412

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LIBRO TERZO 363 stesso, e fra gli altri ile1 celebri orli da lui formati sul Colle Esquilino ». Io non debbo qui esaminare che il favore da Mecenate accordato agli studi. Virgilio e Orazio sembrano gareggiare tra loro nel celebrarne la bontà e la munificenza di cui gli onorava. Assai attento nello sceglier coloro a cui concedere la sua protezione, anzi la sua amicizia, e detto perciò da Orazio Paucorum hominum et mentis bene sanae (l. 1, sat. 9), quando ben gli aveva sperimentati, non vi era distinzione e onore che loro non concedesse. Egli introducevali nella conoscenza di Augusto, e ne conciliava loro il favore: egli accoglievali in sua casa, e i loro studi fomentava e la scambievole loro unione, senza che gelosia, o invidia alcuna vi si frammischiasse. Domus hac nec pui ior ulla est, Nee magis his aliena inalisi, mi ini officit unquam Ditior hic, aut est quia doctior: est locus uni Cuique suus. ib. Anzi delle sue ricchezze e de’ suoi beni ancora faceva lor parte; e Orazio chiaramente dice che da Mecenate egli era stato abbondevolmente arricchito. Satis superque me benignitas tua Ditavit. Epod. od. 1. Questo favore prestato alle lettere di Mecenate traeva la sua origine primieramente dall’esserne egli stesso coltivatore; perciocchè Orazio il chiama dotto nella greca e nella latina favella: Docte sermones utriusque linguae. L. 3, od. 8.