Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/413

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364 PARTE TERZA E alcune opere da lui composte rammentano gli antichi scrittori, « fra le quali, due tragedie intitolate Prometeo e Ottavia, alcune Memorie per la Vita di Augusto, e parecchi libri di poesie, di cui però appena ci rimane qualche picciol frammento ». Ma esso era frutto inoltre dell’indole stessa di Mecenate, uomo di assai debole sanità, e dell’ozio e de’ piaceri amante fino all’eccesso, ogni qualvolta gli affari gliel permettessero. Vir, così di lui dice Vellejo Patercolo (l. 2, c. 88), ubi res vigili ani cxigeret, sane exsomnis , providens, atque agendi sciens; simul vero aliquid ex nego fio remitti posset, otio ac mollitiis pene ultra foeminam fluens. Quindi non è maraviglia che de’ poeti egli fosse sincero amico e protettor liberale, poichè egli trovava nelle lor poesie e conforto alle sue infermità, e pascolo alle sue inclinazioni. LV. Tale era il fiorente stato della latina poesia al secolo d’Augusto, che si può veramente chiamare il secolo de’ poeti. All’età di Augusto, dice il co. Algarotti (Saggio sopra Orazio, p. 379), era riserbato veder recata al sommo grado la poesia. Doveva in quel tempo Tibullo sospirare ne’ più leggiadri versi del mondo i teneri suoi amori; mostrare Ovidio quanto possono dar le Muse di facilità, di pieghevolezza , di fecondità d ingegno; Virgilio dovea di picciol tratto rimanersi dopo il grande Omero, correre quasi del pari con Teocrito, e di lunghissimo spazio lasciarsi Esiodo dietro alle spalle; e dovea Orazio riunire in se medesimo le qualità tutte de’ poeti lirici che per