Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/414

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libro terzo 365

più di due secoli aveano beato la Grecia. Ma dalla poesia che sì lungamente ci ha trattenuti, passiamo omai agli altri generi della letteratura, che in questo tempo fiorirono in Roma mirabilmente.

Capo II.

Eloquenza.


Origine del fervore con cui i Romani coltivarono l’eloquenza. I. Se il diletto che reca la poesia, fu cagione eh1 essa prima dell’eloquenza fosse coltivata in Roma, il vantaggio e l’onore che a’ Romani veniva dall’eloquenza, fu cagione che questa prima della poesia giungesse alla sua perfezione. Già abbiam veduto il felice progresso che essa avea fatto fino innanzi all’ultima guerra Cartaginese. L’onore in cui erano gli oratori, il poter ch’essi aveano nella Repubblica, e le dignità a cui l’eloquenza li conduceva, determinarono molti tra’ Romani a coltivarla con ardore e con impegno sempre maggiore. Ma dappoichè la conquista della Grecia, che non molto dopo la distruzione di Cartagine fecero i Romani, un libero e frequente, commercio introdusse tra le due nazioni, gli oratori greci uditi con piacere e letti con maraviglia da’ Romani, una lodevole emulazione risvegliarono in questi e un vivo desiderio di pareggiarne la gloria. Auditis, dice Cicerone, (l. 1 de Orat. n. 4), oratoribus graecis, cognitisque eorum literis, adhibitisque doctoribus, incredibili quodam nostri homines dicendi studio flagraverunt. Excitabat eos magnitudo et