Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/431

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382 parte terza quasi tutte le scienze allor conosciate essendosi applicato, in alcune andasse innanzi ad ogni altro, quasi in niuna rimanesse ad altri inferiore. Ma a questo luogo noi non abbiamo a parlare che dell’eloquenza. XI. Di tutte le cose che giovar possono a divenire oratore eccellente, niuna fu trascurata da Cicerone. Lucio Crasso, quel famoso oratore di cui poc’anzi abbiamo parlato, fu in certo modo il direttore della letteraria educazione di Cicerone (De Orat. l. 2, n. 1). I più celebri professori che allor fossero in Roma, furono da lui frequentati e uditi attentamente. Archia, quello stesso che fu poscia da Cicerone difeso, Muzio Scevola, e Molone da Rodi, e innoltre varii greci filosofi, Fedro, Filone, Diodoto , ed altri, tutti concorsero a imbever la mente del giovane Tullio de’ più opportuni ammaestramenti. A ciò congiunse 1* usare di tutti quegli esercizii che all’istruzione di un giovane sono più vantaggiosi, e singolarmente il leggere i migliori tra’ greci autori, e alcuni di essi ancora recarne in latino linguaggio. Nè di ciò pago, dopo aver già cominciato a esercitarsi nel Foro, presone il motivo della cagionevole sua sanità, viaggiò nella Grecia e nell’Asia, e quanti vi erano filosofi e oratori per dottrina e per eloquenza illustri, tutti volle conoscere e trattare, conversare, disputare con tutti, raccogliendo quanto in essi trovava degno di stima e d’imitazione. Basta leggere ciò che egli di se stesso racconta (De Cl. Orat n. 91), per vedere quanto egli fosse desideroso e impaziente di crescere sempre in sapere. Un