Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/448

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LIBRO TERZO 3l)() ancora comune opinione fondata sull’autorità della Cronaca Eusebiana , che Tirone fosse il primo inventor delle cifere ossia delle abbreviature trovate a fine di scrivere prestamente ciò che prestamente da altri si dice. Ma come questo ritrovamento non appartiene propriamente a storia letteraria, io non ne parlerò più oltre. Si posson su ciò vedere i molti autori dal Fabricio indicati (Bibl. lat. t. 1 ,p. 4-31 > edil. vcn.), ma singolarmente la dotta opera uscita posteriormente in luce del P. Carpentier Benedettino intitolata Alpha.be.tum Tyronianum, stampata in Parigi l’anno 1747- Or torniamo alla storia dell’eloquenza. XX.. Iti eloquenza latina giunse in Cicerone alla sua maggior perfezione; ma, come spesso accade, poichè vi fu giunta, non ci si tenne gran tempo, e cominciò subito a dicadere. Il secol d’oro della latinità si fa continuare comunemente fino alla morte d’Augusto, e a ragione per ciò che appartiene singolarmente alla poesia e alla storia. Ma per riguardo all’eloquenza, egli è certo che dopo la morte di Cicerone più non sorse oratore che a lui si potesse uguagliare, o che almeno non molto da lungi il seguisse. Cicerone medesimo se ne avvide ne’ suoi ultimi anni; e chiaramente disse che la latina eloquenza andava dicadendo miseramente. La lode, egli dice (Tusculan. l. 2, n. 2), degli oratori per tal modo è salita dall’imo al sommo, che ormai, come naturalmente avviene in tutte le cose, ella viene mancando, e sembra che in poco tempo ridurrassi al nulla. Questo medesimo è il sentimento di Seneca il