Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/457

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/(OS fARTE TERZA di nuovo, e non rilorni per poco nell’antica rozzezza. Quindi il progresso nelle scienze da un ingegnoso e profondo moderno scrittore (P. Rog. Jos. Boscovich Societ. ii. in Supplem. ad Philosoph. Recent. Benedicti Stay, t. 1 , p. 352) a cui il vasto sapere singolarmente nelle matematiche scienze ha acquistata non nell’Italia solamente, ma nell’Europa tutta non ordinaria fama, viene paragonato a una linea curva, che giunta alla maggior sua altezza, di nuovo scende e si abbassa fino al piano medesimo ond’era salita. Dal che egli con geometrica dimostrazione gentilmente scherzando, deduce che le scienze, le quali in questa nostra sì colta età sembrano giunte alla lor perfezione, fra non molto cominceranno a decader di bel nuovo, e forse il mondo troverassi un’altra volta sepolto nell’antica ignoranza. Ma io spero che il ch. autore di questa, com’ei la chiama, geometrica predizione, mi permetterà di dire ch’egli stesso sarà in gran parte cagione ch’essa dall’esperienza medesima de’ tempi avvenire sia convinta di errore. Troppo ormai sono celebri le belle scoperte che nella geometria, nella fisica, nell’astronomia egli ha fatte, perchè possano un giorno essere dimenticate. Nè io penso perciò, che questa geometrica predizione non debba in qualche parte avverarsi. Ma ad intendere come debba ciò accadere, ci conviene investigar la natura e l’indole delle scienze e delle arti. Questa ricerca non è punto estrania al mio argomento; anzi da essa unicamente si può dedurre lo scioglimento della quistione di cui ora trattiamo.