Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/486

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LIBRO TKRZO 4^7 traduzion francese di Sallustio, da lui pubblicata in Parigi l’anno 1716, ha voluto difendere il suo autore da tali accuse, e ha preteso di mostrare ch’egli ne’ suoi scritti faccia il vero carattere di se stesso. Ma non vi ha alcuno degli antichi scrittori che lodi Sallustio pe’ suoi costumi; e niuna fama sarebbeci di lui rimasta, se celebre ei non si fosse renduto colle sue opere. Tra queste la più pregevole era una storia della romana repubblica dalla morte di Silla fino alla congiura di Catilina. Ma questa è perita; e due altre brevi storie soltanto ci son rimaste, una della guerra de’ Romani contro Giugurta, l’altra della congiura di Catilina. E queste ci fan conoscere quanto abbiamo a dolerci della perdita che fatta abbiamo dell’altra. Lo stil di Sallustio è breve, conciso e vibrato al sommo; ciò ch’egli dice, non si può dire nè con maggior brevità nè con forza ed evidenza maggiore. In pochi tratti descrive i caratteri delle persone così, che con lunga narrazione non si potrebbe andare più oltre. Le sue orazioni hanno un nerbo e un’energia singolare. Vero è nondimeno che la brevità il rende talvolta oscuro, e tanto più che alcune parole egli usa e alcune espressioni tratte dagli antichi autori che ora difficilmente s’intendono, e anche a’ suoi tempi erano già disusate. E questo è ciò di che riprendevalo Asinio Pollione, come di sopra si è detto, e un distico ci è stato conservato da Quintiliano, in cui questo difetto medesimo gli si rimprovera. Et verba antiqui multum furate Catonis, Crispe Jughurtinae conditor historiae. L. 8, c. 3.