Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/487

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456 I’ARTE TERZA Ma ciò non ostante egli è a ragion riputato uno de’ migliori scrittori di tutta l’antichità. Marziale di lui dice: Crispus romana primus in (historia. L. 14, epigr. 191. Ma forse il primato di tempo, e non quello di merito, vuol qui accennare Marziale, affermando che fu egli il primo che in colto e ornato stile scrivesse le cose romane. Quintiliano ne parla con grandi elogi, e non teme di paragonarlo a Tucidide, e immortale chiama la velocità (l. 10, c. 1) da lui usata, cioè l’ammirabile brevità con cui in poche linee grandi cose racconta e descrive. Abbiamo ancora due orazioni ossia lettere a Cesare intorno al bene ordinar la repubblica, e due declamazioni, l’una contro di Catilina, l’altra contro di Cicerone, che da alcuni gli vengono attribuite. Ma delle prime, benchè il Fabricio le creda opere di Sallustio, il Vossio però ed altri ne pensano diversamente; le seconde da tutti i buoni critici si giudican lavoro di qualche declamatore, come pure l’orazione di Cicerone contro di Sallustio. Questi ancora ebbe un onor somigliante a quello di Cesare; cioè di avere una regal destra impiegata a farne la traduzione, perciocchè la celebre Lisabetta regina d’Inghilterra lo volse in inglese (V. Fabric. Bibl. lat. l. 1, c. 9). VHI. Di Cornelio Nipote sono incerti gli anni e della nascita e della morte. Solo sappiamo che a’ tempi di Catullo egli era già noto pelle sue Storie, e che essendo vissuto per lungo tempo in istretta famigliarità con Attico, gli