Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/497

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44$ PARTE TERZA come ci dee bastare perchè non ci facciamo ad usarla, così non può bastare a decidere ch’essa al buon secolo non fosse usata. Or tornando all’accusa di Pollione, se egli sol contro Livio si fosse rivolto, si potrebbe credere a ragione che giusta fosse l’accusa. Ma come per l’una parte sappiamo ch’egli non la perdonava ad alcuno, e per l’altra non sappiamo che altri scorgessero in Livio un tal difetto, par verosimile che in questo ancora si lasciasse Pollione travolgere e trasportare dal suo mal talento, e dal desiderio di acquistar fama a se stesso coll’oscurare l’altrui. XII. Altri di altri difetti hanno accusato questo insigne scrittore. E prima di troppa credulità nel raccontare gli strani prodigi che dicevansi accaduti. Giovanni Toland, per liberarlo da questa taccia, un’altra troppo peggiore glie n’ha apposta, spacciandolo per ateo in una dissertazione da lui pubblicata all’Aia l’anno 1708. Ma e l’accusa e la discolpa peggior dcl1 accusa non son ragionevoli. Livio riferisce ciò che gli antichi scrittori aveano riferito, e ciò di che correv a costante voce tra il popolo; ma nel riferirlo egli mostra più volte di essere persuaso della falsità di cotali prodigii. Così in un luogo egli dice (l. 5, c. 21): Haec ad ostentationem scenae gaudentis miraculis aptiora quam ad fidem neque affirmare, neque refellere operae pretium est. E altrove , raccontati alcuni prodigi, soggiugne (l. 8, c. 6): Nam et vera esse, et apte ad repraesentandam iram Deum ficta possunt. Le parlate che a’ generali d armata e ad altri ragguardevoli personaggi