Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/503

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454 PARTE TERZA si sa ili certo che c e un Tito Livio intero con tutte le Deche. Il Gran Duca alcuni anni sono trattò, secondo che ho inteso, di averlo, e ne offrì cinque mila piastre: non glielo volsero dare, o perchè non avesse chi qui negoziasse, o sapesse negoziare a verso, o perchè i Turchi dell’offerta entrassero in sospetto che valesse assai più, e che non si dovesse dare. Noi ora, cioè il nostro signor ambasciadore (di Francia), ne abbiamo fatti offerir sotto mano dieci mila scudi al custode de’ libri, se lo piglia, e ce lo dà Ce lo ha promesso, e l’avremmo scnz1 altro; ma la mala sorte di Tito Livio vuole che questo barbagianni del custode non lo ritrova, ed è molti mesi che lo cerca , e non possiamo immaginarci che domine se ne possa aver fatto. Ma era pur facile l’immaginarselo e il della Valle, invece di parlare con sì grande disprezzo del bibliotecario di Sua Maestà ottomanna, meglio avrebbe fatto a conchiudere che in quella sì ragguardevole biblioteca non vi era l’opera tanto sospirata e cercata tanto. E nondimeno questo gran tesoro si trovò pur finalmente. L’anno 1682 eccoti comparire a Parigi innanzi al duca d’Aumont un Greco di Scio detto Gustiniano (Baudelot de V utilità des Noy ages, t. 2, p. 4o4 » Fabric. e Morhof. l. c.), il quale lo assicura aver egli nella sua patria l’opera intera di Livio) nell’incendio seguito in Costantinopoli questo libro essere stato gittato dalle finestre, raccolto da uno schiavo, venduto a’ Greci, passato in man d’un calocero, e da questo prima per pegno, poscia nell’impotenza di riscattarlo