Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/504

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LIBRO TERZO ^55 per debito ceduto a lui. Il duca d’Aumont volle presentarlo a Luigi XIV, e questo gran protettor delle lettere, che ben conosceva il pregio di tale scoperta, diede a conoscere la reale sua munificenza insieme e il suo accorgimento, poichè promisegli cinquantamila scudi da sborsarsegli di mano in mano elfi egli col recar l’opera compiesse le sue promesse. Ma convien dire che il Greco di Scio non fosse più felice del bibliotecario turco nel ritrovarla, poichè nè egli nè il promesso libro non si videro più. Il citato Baudelot dice di aver egli stesso parlato col detto Greco, o di aver udito da lui la maniera con cui narrava di essere venuto al possedimento di codice così prezioso. XVI. Al bibliotecario turco e al Greco di Scio succeda ora una badessa e uno speziale, amendue francesi. Il Colomiés (Biblioth. choisie, p. 407 edit. an. 1709) ha pubblicata una lettera a lui scritta dal Chapelain l’anno 1668, in cui gli racconta di aver egli stesso udito narrar seriamente a un onestissimo uomo (ma non ne dice il nome) aio del march, di Rouville, elfi essendo egli col suo allievo in una delle sue terre presso Saumur, e volendolo esercitare al giuoco della palla, mandò a Saumur a provvedervi racchette, e che avutene alcune, considerando la pergamena di cui eran coperte, gli parve di vedere nella maggior parte di esse de’ titoli in lingua latina della ottava, decima e undecima Decade di Tito Livio. Volò tosto al mercante da cui aveale comperate, e chiesegli onde, e come quelle pergamene; a cui quegli venne narrando che lo speziale della