Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/505

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456 l’ARTE TERZA badessa di Fontevraldo avendo a caso trovata nell’angolo di una camera di detta badia un ammasso di volumi scritti in pergamena, e avendo conosciuto ch’era l’opera di Livio, egli chiesegli alla badessa, adducendo per ragione essere quell’opera già stampata, e inutili perciò essere quelle pergamene 5 da questo speziale averle egli comperate e fattene molte racchette; e in fatti gliene mostrò oltre a dodici dozzine che ancor gli restavano, nelle quali pure vedevansi titoli e parole somiglianti in lingua latina. A questo codice dunque non giova pensare; poichè la prosontuosa ignoranza dello speziale, e la semplice dabbenaggine della badessa lo han lacerato. Ma ci potremmo almen consolare colla speranza di vederne finalmente venire a luce un altro che Abramo Echellense nella dedica premessa al suo libro de Summa Sapientia vorrebbe farci credere ch’esista nella celebre Biblioteca di S. Lorenzo dell’Escurial; cui converrebbe dire che tanti per altro dottissimi uomini, i quali finora l’hanno avuta in cura, avessero o sconosciuto, o dimenticato. Io non ho veduto il libro in cui egli afferma tal cosa, e solo lo asserisco sull’autorità della Raccolta intitolata Menagiana (t. 4)• Sembra quasi impossibile che tanti scrittori siansi quasi per congiura uniti insieme, chi a sognare, chi a credere tante follie, (a) (rt) Più felice è stata la scoperta di un bel frammento del libro XCI di Livio, fatto nella Biblioteca Vaticana l’anno 1773. La storia di questa scoperta, fatta a caso dal sig. Paolo Giacomo Bruns di Lubecca, e le