Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/511

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


462 PARTE TERZA a novantanni. In questi libri non v’era scienza di cui ei non avesse trattato. La grammatica, l’eloquenza, la poesia, il teatro, la storia, l’antichità, la filosofia, la politica, l’agricoltura, la nautica, l’architettura, la religione ancora, e tutte in somma le scienze e le arti liberali furono ne’ suoi scritti illustrate da questo grand’uomo, come si può vedere dal catalogo delle sue opere smarrite, che dal Fabricio è stato diligentemente tessuto (loc.cit). Fu egli ancora il primo autore tra’ Latini di quelle sorte di satire che da un certo Menippo greco primo inventore di esse dette furono Menippee. Erano esse scritte in prosa, ma vi si frammischiavano ancora versi di varii metri. Il quale genere di componimento da alcuni moderni ancora è stato imitato, e singolarmente nella famosa Satira menippea pubblicata in Francia nei tempi torbidi della Lega. I titoli di queste satire di Varrone, altre scritte in greco, altre in latino, sono stati raccolti dal mentovato Fabricio. Tutti questi libri da Varrone composti e scritti in maniera che ben vedevasi in essi il dottissimo uomo ch’egli era, gli conciliarono sì grande stima, che avendo Asinio Pollione aperta in Roma a’ tempi d’Augusto la prima pubblica biblioteca , e avendo in essa locate le immagini de’ più dotti uomini d’ogni età, di que’ che ancora vivevano, Varrone solo ebbe da lui quest’onore. Udiamone il testimonio di Plinio il Vecchio, che non può essere più onorevole per Varrone (l. 7, c. 30): M. Varronis in biblioteca quae prima in orbe ab Asinio PoU lione de manubiis publicata. Romae est, unius