Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/558

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LIBRO TERZO 5og jel march. Poleni, del Marinoni, dell’Eulero e di Cristiano Wolfio , per tacer d’altri non matematici, i quali tutti concordemente sostengono che di un gnomone e non di un orologio solare debbansi intendere le allegate parole. Ciò non ostante il ch. co. Antongiuseppe della Torre di Rezzonico nelle erudite sue Disquisizioni Pliniane, appoggiato all’autorità di alcuni codici, ne’ quali leggesi dierumque ac noctium horas, sostiene (vol. 2, l. 9, p. 198, ec.) che di un orologio solare si debba intendere quel passo, Io lascio che ognun segua qual opinion più gli piaccia; poichè egualmente versato in astronomia esser doveva l’inventore di quella ma collina, o essa fosse un gnomone, o fosse un orologio solare. XXVII. L’altra quistione che è più propria del nostro argomento , si è chi sia il matematico valoroso a cui la gloria della costruzione di questo o orologio , o gnomone si debba concedere. Le antiche edizioni di Plinio ne davan la lode a un certo Manlio; perciocchè ove nell’edizione del P. Arduino si legge: IngcnioJ’oecundo mathematìci. Apici auratam, ec., nelle antiche leggevasi: In genio foecundo. Manlius mathematicus apici auratam, ec. Il P. Arduino afferma che niuno de’ codici manoscritti da lui veduti nomina Manlio; e che tutti hanno quel passo come egli l’ha riferito. Resterebbe dunque incerto chi fosse il matematico da Plinio disegnato. Ma il soprallodato canon. Bandini un’altra lezione ha trovata in due codici antichissimi delle celebri biblioteche di Firenze, la Laurenziana e la Riccardiana, ne’ quali così