Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/580

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LIBRO TERZO 53 I fcpiisone, nativo di Laodicea nella Siria, si dice da Plinio sommo Autore (l. 14, c. 17), e varii jj,ri sciilti da lui si rammentano presso gli antichi autori (V. Indic. Auct. ad calcem l.i, pii zi, edit. Harduin.). Ma egli non fu troppo al suo precettore; perciocchè, morto Asclepiade, abbandonando gli insegnamenti da lui appresi, di un’altra setta si fece autore e maestro (Pii ri. I. 29, c. 1), cioè di quella che si chiamava Metodica, come raccogliesi da Galeno (Method. Medend. l. 1, prop fin.), e come più chiaramente ancora si afferma da Celso (praef. l. 1). Perciò da Seneca il Filosofo egli è nominato tra’ fondatori di una nuova setta di medicina, diversa’ da quelle d’ippocrate e di Asclepiade (ep. 95). VILI. Più celebre tra’ Romani è il nome di Antonio Musa. Era questi per testimonianza di Dione (l.53) stato già schiavo, e poscia, prò- \ Labilmente pel suo sapere in medicina, posto 1 in libAtà, ed egli ancora era stato discepolo di Asclepiade. Ma ad imitazione di Temisone stabilì egli pure una nuova setta di medici. Così in Roma cambiavasi pressochè ogni giorno metodo e legge di medicare; e nondimeno non era comunemente nè più breve nè più lunga la vita degli uomini. Il principal vanto di Antonio Musa si fu l’aver salvata la vita ad Augusto. In due occasioni ne parla Plinio, forse perchè ciò accadde due volte e con diversi pruova egli arrechi di quest1 epoca della vita di Temisene, la quale anzi sembra distrutta da ciò che nel tomo secondo diremo parlando di Celso.