Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/584

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LIBRO TERZO 535 noniiiiiito in un’antica iscrizione di questi tempi Silicus Medicus ab oculis (Murat. Thes. Inscr. t 2, p 927), e in un’altra Ti. Claudio Medico Oculario (ib. p. cj/(5). Anzi alcune medichesse ancora noi troviamo nominate nelle antiche iscrizioni presso il Grutero (Vet Inscr, p. 635, 636)3 ma forse questo nome si dava alle levatrici. Ben soggiugne Plinio una cosa la qual ci mostra a quanto prezzo ponessero allora i medici la loro assistenza. Perciocchè dice che gli imperadori pagavan loro ogni anno ducento cinquanta mila sesterzii, che corrispondono a un dipresso a sei mila ducento cinquanta scudi romani. Anzi continua Plinio a dire che un cotale Quinto Steli inio pretese di mostrarsi benemerito della Corte servendola al prezzo di cinquecento mila sesterzii, ossia dodici mila cinquecento scudi romani, mentre poteva, servendo il pubblico, averne fino a seicento mila; e finalmente aggiugne che lo stesso annuale stipendio fu dall’imperador Claudio assegnato a un fratello del mentovato Stertinio, ed altri somiglianti esempii produce di medici coll’arte loro stranamente arricchiti. Tutte queste notizie ho io qui voluto raccogliere, benchè alcune appartengano a età posteriore, per mostrare a qual prezzo si conducessero allora i medici; e perchè si vegga quanto noi siam tenuti a’ valorosi medici d’oggidì, che non essendo certamente inferiori in merito agli antichi, pur nondimeno non ci fanno costar sì caro la cortese opera loro. Per ultimo è da avvertire che in una iscrizione riferita nella gran raccolta del Muratori trovasi nominata Schola Medicorum