Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/613

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


VII. Altri retori a Roma. 564 PARTE TERZA I questo basti per saggio di una tal opera, di cui assai poco varrommi nel decorso.di questa storia; poichè, come si è detto, ciucile vi ha di pregevole, tutto è tratto dalla Storia Letteraria di Francia; e il confutarne tutti gli errori, sarebbe cosa a non finir così presto. VII Il passo che abbiamo recato di Cicerone, in cui parla della scuola aperta in Roma da Plozio, rischiara maravigliosamente e conferma ciò che di sopra si è detto. Era Cicerone nato r anno 647, ed era perciò fanciullo di tredici in quattordici anni, quando Plozio cominciò a insegnar la rettorica latinamente. Il motivo da noi accennato, per cui contro di lui e degli altri che ne seguivan l’esempio pubblicarono i Censori il riferito decreto l’anno 661, è qui chiaramente espresso; cioè la comun persuasione de’ più dot ti uomini di Roma, che a’ giovinetti fosse assai più vantaggioso il frequentar le scuole de’ Greci, ed esser da questi ammaestrati nell’eloquenza. Ma il decreto di Domizio e di Crasso non ebbe gran forza; e alcuni, benchè pochi, retori latini vengon nominati.da Svetonio, che vissero a questi tempi medesimi, come Lucio Otacilio Pilito ch’ebbe a suo scolare Pompeo il Grande (c. 3), Epidio distinguere 1’uno dall"’altro. Ma ciò non ostante si dovrà sempre dire che non è appoggiata ad alcun fondamento, ma finta interamente a capriccio la persecuzione da M. Celio mossa a Plozio, poiché non altro sappiamo se non che una vnlla chiamollo ‘intonili hordtanum, e molto più lo sdegno di Mano contro il medesimo Plozio, di cui non vi ha vestigio presso gli antichi scrittori.