Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/630

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LIBRO TERZO 581 1’amicizia c la cortesia de’ posseditori il permetteva. Giulio Cesare fu il primo, il quale tra le molte cose che a gran vantaggio di Roma disegnava di fare, avea ancora in pensiero di aprire pubbliche copiosissime biblioteche di libri greci e latini: Bibliothecas graecas et latinas, dice Svetonio annoverando le cose ch’ei meditava (in Jul. c. 44)? <7uas maxi mas posset, publicare. E perchè questo grami’ uomo ben conosceva quanta erudizione alla scelta e all’ordinamento dei libri si richiedesse, avea egli a quest’uopo trascelto l’uomo per avventura il più dotto che allor fosse in Roma, cioè il famoso Var rone: Data, soggiugne Svetonio, M. Varroni cura comparandarum ac digerendarum. Ma questo ancora con tutti gli altri grandi disegni di Cesare fu dalla funesta sua morte troncato. XI. Ciò che non fu eseguito da Cesare, prima d’ogni altro fu condotto ad effetto da Asinio Pollione. Di lui abbiam già parlato assai lungamente , ove si è trattato del dicadimento della romana eloquenza, e addotte abbiam le ragioni che ci han mosso a pensare eh’egli ne fosse uno de’ principali autori. Egli è però vero che, se se ne tragga lo smoderato impegno di abbassare F altrui fama, Pollione fu uno de’ più colti uomini che a questo tempo vivessero. Egli per testimonio di Suida (Lex. ad voc. « Asinius Poli. »), oltre F avere scritti diciassette libri di Storia Romana , che citati vengono ancor da Svetonio (in JuL c. 30), fu anche il primo che la storia greca scrivesse in latino linguaggio. Fu egli ancora, come accennano Svetonio (in Aug. c. 43) e Orazio (/. a.