Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo I, Classici italiani, 1822, I.djvu/70

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alla prima edizione 21

in Lione, anzi ancora Germanico di lui fratello, solo perchè è probabile ch’egli pur vi nascesse. Nel che non parmi ch’essi saggiamente abbiano provveduto alla gloria della loro nazione. Troppo feconda d’uomini dotti è sempre stata la Francia, perchè ella abbisogni di mendicarli, per così dire, altronde, e di usurparsi gli scrittori stranieri. L’adornarsi delle altrui spoglie è proprio solo di chi non può altrimenti nascondere la sua povertà. Io mi conterrò in modo che alla nostra Italia non si possa fare un tale rimprovero. Degli stranieri che per breve tempo vi furono, parlerò brevemente e come sol di passaggio. Più lungamente tratterrommi su quelli che quasi tutta tra noi condussero la loro vita, perciocchè se essi concorsero a rendere o migliore o peggiore lo stato dell’Italiana Letteratura, ragion vuole che nella Storia di essa abbiano il loro luogo.

Nè in ciò solamente, ma in ogni altra parte di questa Storia io mi lusingo di adoperar per tal modo, che non mi si possa rimproverare di avere scritto con animo troppo pregiudicato a favore della nostra Italia. Egli è questo un difetto, convien confessarlo, comune a coloro che scrivono le cose della lor patria, e spesso anche i più grandi uomini non ne vanno esenti. Noi bramiamo che tuttociò che torna ad onor nostro sia vero; cerchiam ragioni per persuadere e noi e gli altri; sempre ci sembrano convincenti gli argomenti che sono in nostro favore; e mentre fissiamo l’occhio su essi, appena degniam di un guardo que’ che ci sono contrari. Molti ancora de’ nostri più valenti scrittori