Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/10

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PREFAZIONE IX gli antichi autori, ha egli diritto di levarsi arditamente contro di essi, e dir loro sul volto che hanno mentito? Io non finirei così presto, se tutti volessi annoverare que’ passi ne’ quali m. Linguet ci ha date somiglianti pruove della sua felicità ed esattezza nell’intendere e nel traslatai e gli antichi autori. Ma passiamo avanti. e veggiamo quali ragioni egli ne arrechi per renderci dubbiosa l’autorità di Svetonio e di Tacito. Esse si riducono singolarmente a due accuse clf egli dà ad amendue questi scrittori; di troppa fucilila nelf adottare i popolari racconti, e di vile adulazione nell’esaltare i principi, sotto il cui regno scrivevano ,* eoi depi imer la memoria de’ trapassati. Cominciam dalla prima. I he Svetonio e Tacito possano in ciò aver errato talvolta, nè io, nè alcun altro vonà negai lo. Vi è egli storico alcuno in cui non si trovi falsità, o errore? Ma come farem noi a conoscere ove essi abbian detto il vero, ove il falso? Per affermare che uno storico ha errato, conviene che noi possiamo convincerlo di falsità col mosti are o che altri più degni di fede narrano altrimenti, o che ciò eh! egli racconta non è possibile. Se le cose eli’ei nari a non sono in possibili, ma solo impi obabili, noi possiam solamente inferirne che il suo racconto non è probabile. Ma se egli rai conta cose che non siano contradette da altri, che sian possibili e ancor verisimili, noi non abbiam ragione di muover dubbj, ancorchè forse ei possa essersi ingannato. Ciò presupposto, ci dica di grazia m. Linguet per qual ragione non vuol egli dar fede a Tacito e a Svetonio nelle cose < he ci narrano o amendue, o un solo di essi? Forse perchè altri scrittori loro si oppongano? Ma non ve n: è alcuno che non sia di tempo troppo ad essi posteriore, e perciò men degno di fede; oltre che assai poco è certamente quello in che anche i posteriori scrittori da lor discordino. Forse perchè ci narrino cose impossibili?! Alcune ve ne ha certamente di tal natura, come tutto ciò che appartiene a’ prodigi di Vespasiano, alle profezie degli astrologi, e ad altre somiglianti cose che credendosi allora comunemente , non è maraviglia « lic anche da’ migliori storici fossero adottate. Queste son finalmente in assai piccolo numero, e noi pure ci uniamo con lui in rigettarle. Ma le cose che M. Linguet non