Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/11

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X PREFAZIONE vuol credere, son tali comunemente ch’egli non può chiamarle al più che improbabili. Or sono elleno veramente tali? Tacito e Svetonio non furono i primi che scrivesser la storia de’ primi Cesari. Essi avean sotto l’occhio gli storici che prima di loro avean trattatomi tale argomento. “Io trovo, dice Tacito (l.2 Ann c. 88), presso gli scrittori e i senatori di que’ tempi. E altrove (l. 4 Ann. c. 53) ■ Questa cosa non rammentata dagli scrittori degli Annali io l’ho trovata ne’ Commentarj di Agrippina madre di Nerone, la quale tramandò a’ posteri le memorie della sua vita e le vicende de’ suoi. E altrove (l. 14, c. 9): “Noi narrando ciò che gli autori scrivono concordemente, recheremo sotto i lor nomi ciò in che essi discordano”. “Un. uom consolare , dice (in Tib. c. 61), lasciò scritto ne’ suoi Annali. E altrove (in Ner. c. 34) “Aggiungonsi da non ignobili autori cose più atroci”; e così pure più altre volte. Nè si può dire ch’essi siano semplici compilatori di tutto ciò che veggono scritto, o che odon narrarsi da altri. Essi distinguono ciò che da tutti si narra, ciò che da pochi; ciò che si crede costantemente, e ciò di che corre sol qualche voce. ”Nel riferire la morte di Druso, dice Tacito (l. 4 Ann. c. 10), ho narrato ciò che si scrive da molti e fedeli scrittori; ma non lascerò di dire che corse non legger rumore a que’ tempi, per modo che non è ancora svanito, ec. Égli stesso confessa (l. 1, Ann. c. 1) che alcuni degli storici precedenti aveano scritto o con adulazione degl* imperadori viventi, o con troppa amarezza de’ trapassati. “Quindi, aggiugne , io toccherò in breve l’estreme cose di. Augusto , poscia narrerò l’impero di Tiberio e degli altri , ma senza odio ed impegno, che in me non è risvegliato da. cagione, alcuna. Così pure Svetonio esamina varie volte, e or segue, or rigetta le altrui opinioni (Tib. c. 21; Claud. c. 44; Neron. c. 52). Essi non son dunque scrittori che ciecamente si affidino agli altrui detti, ma separano attentamente ciò che merita fede, da ciò che non dee ottenerla. E sono perciò scrittori alla cui autorità non possiamo opporci, se non con assai forti argomenti. Ma il sig. Linguet pensa di averne tanti e sì validi che bastino a rovesciarla interamente. Egli pretende di