Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/12

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PREFAZIONE XI mostrare inverisimili e improbabili troppo moltissime delle cose eli’ essi ci narrano. Ma ci risponda egli di grazia. Svetonio e Tacito, e gli scrittori ch’essi han consultato, e i Romani a’ quali essi scrivevano, tutti poco lontani di tempo dagl’imperadori la cui vita descrivono, le han credute e probabili e vere; poichè altrimenti quegli scrittori non l’avrebbon narrate, nè si sarebbon esposti ad incontrare la taccia di scrittori favolosi in un tempo in cui troppo facilmente potean esser convinti di falsità. M. Linguet lontano diciassette secoli da que’ tempi le crede improbabili. A qual parere ci atterrem noi? Io vo ancora più oltre, e dico che M. Linguet secondo i suoi principj medesimi non può creder improbabili quelle cose clr egli pur dice tali. Per non allungarci oltre il dovere , scegliamo un solo degl’imperadori di cui egli ha voluto fare l’apologia, e sia questi Tiberio. E veggiamo primieramente qual sia il carattere che ne fa egli stesso, quali i delitti di cui confessa che questo imperadore bruttossi indegnamente. Tiberio, dice egli (t. 1, p. 44)> era di una famiglia in cui l’orgoglio e la crudeltà sembravano ereditarj. Ne dava spesso delle prove , benchè si sforzasse a nasconderle. Confessa ch’egli avea un umor nero, e che era inclinato alla dissimulazione, il che di raro si unisce colla virtù, e cuopre quasi sempre grandissimi vizj (ib. p. 46); che l’ingrato e sospettoso cuor di Tiberiofu altamente trafitto da’ contrassegni d’amore e di stima di cui vedeva onorato Germanico, e ch’egli lo allontanò dal teatro della sua gloria, e ancor dall’Italia, e che gli procurò tutti i disgusti possibili in Oriente, ove il mandò a ricevere affronti (ib. p. in); che fece perire colle formalità di giustizia molti ragguardevoli cittadini; che la sua naturale severità innasprita dalle satire, e fatta più ardita dalla bassezza de’ Romani, diede occasione, in Roma alle più funeste scene e a’ più terribili abusi del potere arbitrario (ib. p. 157); che Tiberio fu un malvagio sovrano che si fece odiare dalla nobiltà, che alla sua tranquillità sagrificò i primarj capi dell’impero (ib. p. 169). Questo è il carattere che ci fa di Tiberio il suo valoroso apologista M. Linguet!. Ma se Tiberio era inclinato alla dissimulazione, perchè trova egli strano e improbabile (ib. p. 59) ciò «he Tacilo