Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/20

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PREFAZIONE XIX poiché lo stesso Plinio dice: Et ignis quidem longius substitit (l.6,ep. 20). Non vi era dunque che cenere lanciata da non breve distanza, qual è quella che separa il Vesuvio dal promontorio di Miseno, ove era il giovane Plinio, e cenere perciò che dovea ancora nel lungo viaggio essersi raffreddata alquanto. Or dove ha mai trovato M. Linguet che una pioggia, fosse ella pure di sassi, non che di cenere, possa per soffocamento uccidere alcuno?. Rimarrebbe ora a parlare del sig. di Voltaire, il quale benchè soglia comunemente farsi guida agli altri, e aprir loro innanzi nuovi e non più usati sentieri, qui nondimeno non si sdegna di farsi seguace del sig. Linguet, e benchè mai nol nomini, ripete però le medesime riflessioni (Questions sur l’Encycl. t. 7) che abbiamo udito farsi poc’anzi. Ma M. di Voltaire non è semplice copiatore. Ei va più oltre; e parlando degl’imperadori seguenti, molti altri racconti improbabili ei ritrova in Tacito e in Svetonio, de’ quali M. Linguet non erasi avveduto. E qual maraviglia? Uno scrittore che di Costantino e di Carlo Magno ha fatto i più crudeli tiranni di cui si faccia menzione nelle storie, dovea necessariamente essere l’apologista di Caligola e di Nerone. Dovrem noi entrare in lizza ancor con questo scrittore , e prenderci la nojevole briga di confutarne ciaschedun passo? Io temerei di annojar troppo i lettori che forse son sazj abbastanza di cotai discussioni. Mi basti dunque il fare una sola riflessione. M. di Voltaire dice che non son probabili gli eccessi di crudeltà e di laidezza che i due mentovati scrittori ci narrano degl’imperadori; perchè non è probabile che un uomo giunga a sì mostruosa nequizia. Or io dico che a tutt’altri ciò può sembrar improbabile, che a M. di Voltaire. Se io raccogliessi tutte in un fascio, e ponessi sott’occhio tutte insieme raccolte le immagini, le dipinture , l’espressioni di cui egli ha sparsi, singolarmente in questi ultimi anni, certi suoi libri dei quali egli stesso arrossisce, ma non può negare, di essere autore , e che non si leggono senza raccapriccio da chi non ha perduto ogni sentimento di onestà, di pudore e di religione; e se parlando ad alcuno che non conoscesse abbastanza M. di Voltaire, gli dicesse: un uomo