Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/21

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XX PREFAZIONE clie pur non vuol esser creduto nè ateo nè libertino, un uomo dotato di leggiadrissimo c vivacissimo ingegno , un uomo che vantasi di avere in pregio il buon nome, M. di Voltaire in somma ha scritte tai cose; io credo certo ch’egli non mi crederebbe, se col fatto stesso non lo convincessi: tanto sembra improbabile che un uomo possa esser giunto a tali eccessi scrivendo. Egli dunque, benchè nostro malgrado, ci obbliga a crederlo , e ci fa conoscere con troppo funesta sperienza sin dove possa giugnere un uomo che scuota ogni freno. Ed egli vorrà poi persuaderci che siano improbabili i racconti che delle sozzure di Tiberio, di Caligola, di Nerone ne fanno Tacito e Svetonio, e che l’uomo non possa arrivare ad impudenza sì grande? A tal causa ei non è opportuno oratore. Io debbo per ultimo pregar chi legge di un cortese perdono, se alquanto a lungo mi son su ciò trattenuto, e se ho oltrepassato per avventura i termini di quella moderazione che mi son prefisso di usare nel confutare gli altrui sentimenti, Io venero gli uomini dotti, e ancorchè li veda cadere in qualche fallo, mi tengo lungi dall’insultarli, ricordando a me stesso ch’io forse inciamperò ancor più sovente. Ma mi sembra che cotai riguardi non debbansi ad alcuni che affidati a una certa loro maniera di scrivere autorevole e decisiva si fanno giudici degli antichi scrittori, de’ quali forse non intendono nemmen la lingua, e pretendono che in ciò eh’ è fatto storico, si debba più fede ad essi, che non a quelli che vissero a’ tempi de’ quali scrivevano, o non molto dopo; e che quand’essi decidono, non si debba fare alcun conto dell’universale consentimento delle nazioni e de’ secoli. Per ciò che appartiene all’argomento di questo tomo , e al metodo che in trattarlo ho tenuto, non mi fa bisogno di gran parole, Io conduco la Storia sino alla caduta dell’impero occidentale, e vengo esaminando le diverse vicende che nello spazio di cinque non interi secoli soffrirono in Italia le arti e le scienze. Il primo secolo ci tratterrà lungamente; perciocchè, comunque in esso la letteratura italiana incominciasse a volgere verso la sua rovina, vi ebbe nondimeno gran numero fi’ uomini di singolare ingegno, e coltivatori indefessi