Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/200

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

primo 163

stessa materia. Sì certo, ma sulla stessa materia appunto, cioè ad illustrare le cose che potessero sembrare oscure nel tenuto Dialogo, non a trattare di un argomento di cui nello stesso Dialogo non erasi fatto motto. Inoltre f autor del Dialogo narra eli’ egli assai giovane udì disputare tra loro i personaggi che in esso ragionano 5 e il Dialogo si suppone tenuto l’anno sesto dell’impero di Vespasiano. Or il Dodwello (loc. cit.) con buone ragioni ha mostrato che Quintiliano avea allora trentadue, o trentatre anni; nè poteva perciò dirsi giovane assai, admodum juvenis. III. Nè a Quintiliano dunque, nè a Tacito non si può fondatamente attribuire questo Dialogo. Una nuova opinione sull’autore di esso hanno proposta gli eruditi Maurini, autori della Storia Letteraria di Francia, i quali hanno pensato (t. 1, p. 218. ec.) che Marco Apro uno degl’interlocutori del Dialogo ne sia anche l’autore. Di quest’uomo altre notizie noi non abbiamo, se non quelle che in questo stesso Dialogo viene egli introdotto a dare di se medesimo. Da esso noi ricaviamo che egli era nativo delle Gallie, poichè le chiama col nome di nostre: de Gallis nostris (n. 10)5 che, benché fosse nato in città, come ei dice, poco favorita, era nondimeno giunto a ragguardevoli cariche nella repubblica; e ch’era stato questore, tribuno, pretore, e che assai di spesso e volentieri si esercitava in trattare le cause (n 7). Ei narra ancora (n. 17) ch’egli avea veduto nella Gran Bretagna un vecchio il quale avea ivi combattuto contro di Cesare, in. Nè Marco Apro.