Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/213

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176 libro

D’allora in poi Seneca visse fino alle sua morte in Roma; e questo lungo soggiorno ch’egli vi fece, può ben bastarci; perchè dobbiamo di lui ragionare; comunque non vogliasi togliere alla Spagna l’onore di avergli data la nascita. Fu egli uomo di singolare e prodigiosa memoria, fino a recitare di seguito duemila nomi coll’ordine stesso con cui gli aveva uditi, e a ripetere oltre a ducento versi detti da diverse persone, cominciando dall’ultimo, e risalendo fino al primo (procem. I. i Contras).). Questa per rimuover da quel felice secolo uni tal macchia. Anzi egli non ha ben provveduto a’ vantaggi della »ua nazione coll" osservare che Seneca c alcuni altri retori spaglinoli debbonsi riferire al secolo d’Augusto. Io avea afermato ohe allora il decadimento dell’eloquenza dovetesi singolarmente ad Asinio Politone; e avea salvalo l’onore della letteratura spagnuola , dicendo (/. r, }>. 417) •’ Molti ne incolpano Seneca; ma assai prima di lui avea l’eloquenza sofferto un rovinoso tracollo. Or Vflb. Lampillas pmova con ottime ragioni che Seneca jl retore e alcuni altri Spagnuoti fiorirono a’ tempi d’Augusto. Dunque secondo I’ab. Lampillas fin da que’ tempi alcuni scrittori spagnuoli contribuirono al decadimento dell" eloquenza. Se poi io abbia attribuita privativamente agli.’pagnuoli 1 origine di tal decadenza. ognuno che legge e intende la mia Stona, puh esaminarlo, lo ho sempre usala la espressione che a ciò essi concorsero; nè ho mai dello eh essi fossero i peggiori scrittori , ma che renderono peggior 1" eloquenza , e ad essa recarono maggior danno, perchè erano uomini avuti in grande stima, e credevasi cosa onorevole il premei e le lor vestigia. Che se l’ab. Lampi llas pretende che siano ingiusie le accuse da me date allo stile de’ due Seneca e di alcuni allri scrittori spagnuoli di quell’età, io altro non posso fare che rimetterne il giudizio a’ più saggi conoscitori.