Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/215

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178 libro

Io non trovo chi abbia trattata questa quistione, su cui perciò non sarà forse inutile eli’ io mi trattenga brevemente. Seneca ci assicura (ih.) eli’ egli solo della memoria valevasi a raccogliere e ad ordinare queste Controversie. Ei si protesta che benchè ora difficilmente ricordisi di quelle cose che di fresco ha udite, quelle nondimeno che egli o fanciullo, o giovine avea impresse nella memoria, erangli così presenti, come se allora le avesse udite. Aggiugne ch’ei non può legarsi a un ordin determinato di cose; ma che gli conviene andare qua e là errando, e afferrare ciò che gli viene innanzi; che spesso, quando ei cerca di ricordarsi di alcuna cosa, il cerca invano, e ch’essa gli viene in mente, allorchè pensa a tutt’altro: che è necessario perciò ch’egli segua, per così dire, il capriccio della sua memoria, e che scriva le cose secondo ch’ella gliele ricorda. In somma, ove se ne tragga qualche passo delle Suasorie, in cui egli reca de’ tratti tolti da’ libri pubblicati da alcuni autori, tutto il rimanente non ha altro fondamento, per cui essere attribuito a coloro che da Seneca son nominati, se non la memoria dello stesso Seneca. Ora per quanto fosse ella strana e portentosa, è egli possibile che in età avanzata ei si ricordasse di tanti passi delle declamazioni di tanti diversi dicitori , quanti ei ne raccolse in dieci libri di Controversie? che potesse affermar con certezza che il tale e il tal altro avean così parlato precisamente? che non mai dovesse aggiugner del suo o sentimento, o parola alcuna? Io non penso che alcuno sia per crederlo così