Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/221

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184 libro

Quintiliano, il Dodwello congettura che dallo stesso Galba ei fosse condotto in Ispagna, quando esso vi fu da Nerone inviato l’an 61, e che ivi cominciasse a tenere scuola d’eloquenza; e che quindi P anno 68 insieme col medesimo Galba dopo la morte di Nerone facesse ritorno a Roma. Ivi egli aprì scuola pubblica d’eloquenza, e in questo faticoso esercizio durò, come egli stesso ci assicura, per venti anni (in proœm. Instil.), cioè fino all’anno 88. Fu egli il primo, secondo la Cronaca Eusebiana, che per tal impiego dal fisco ricevesse stipendio 5 poiché in addietro i retori altra mercede non avevano fuorchè da’ loro scolari; e sembra che di questa ei fosse debitore all’imperador Vespasiano; perciocchè egli fu il primo, al dir di Svetonio (in Vesp. c. 18), che a’ pubblici professori assegnasse stipendio. All’esercizio d’insegnar nella scuola quello ancora ei congiunse di perorare nel foro; e rammenta egli stesso alcune cause da sè trattate (l. 7, c. 2; l. 4, C. 1). Quindi cessando dopo venti anni dall’uno e dall’altro esercizio, prese a spiegare scrivendo que’ precetti e quelle riflessioni medesime che nella pubblica scuola aveva esposto; e prima un libro egli scrisse intorno alle cagioni per cui l’eloquenza era allora sì guasta e corrotta; libro però, come sopra si è detto, che sembra diverso da quello che col medesimo titolo ci è rimasto; quindi intraprese la grande opera delle Istituzioni oratorie. Alla qual fatica quella ei dovette congiungere d’istruire i figliuoli de’ due celebri martiri. T, Flavio Clemente e Flavia Domililla.