Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/229

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192 libro

e il lago a questa città vicino conserva ancora un illustre monumento di questo suo celebre cittadino, cioè la villa che tuttor dicesi Pliniana, alle sponde di detto lago, che ora appartiene alla nobil famiglia de’ marchesi Canarisi; e il maraviglioso fonte che ancor si vede, il cui flusso e riflusso da lui medesimo ci è. stato descritto (l. 4j ep. 30). Io non farò che accennare brevemente ciò che appartiene alla vita di questo scrittore, poichè essa si può vedere distesamente scritta dal P. Jacopo de la Baune della Compagnia di Gesù innanzi all’edizione da lui fatta del Panegirico, e quella più ampia ancora e più esatta scritta da Giovanni Masson, e premessa alla magnifica edizione delle Epistole dello stesso autore, fatta in Amsterdam l’anno 1734, e a quella nulla meno magnifica del Panegirico fatta ivi pure l’anno 17^8, e un1 altra finalmente, che io non ho potuto vedere, scritta da milord Orrery, e tradotta ancora in italiano, e dal can. Tedeschi premessa alla traduzione italiana da lui fatta delle Lettere di Plinio. Nato l’an 62 dell’era cristiana, venne assai giovane a Roma, e vi ebbe a maestro il celebre Quintiliano. Adottato dal vecchio Plinio suo zio materno, di cui perciò prese il nome , fu testimonio della fatale eruzion del Vesuvio, da cui quegli fu oppresso l’an 79. In età di ventun anni cominciò a trattar le cause nel foro, a che egli con lungo e attentissimo studio erasi apparecchiato. Nè Lasciò insieme secondo il costume di esercitarsi nella milizia, e ancor giovinetto fu tribuno militare nella Siria. Quindi tornato a Roma vi