Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/233

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196 L1ERO quell’amor di sapere ch’egli vedeva illanguidir tra’ 15 0111 a ili (a). Ma alla sua patria singolarmente si mostrò egli in ciò benefico e-liberale. Udiamo da lui medesimo in qual maniera inducesse i suoi concittadini a condurre qualche dotto maestro che aprisse in Como pubblica scuola. Essendo io stato, scrive a Tacito (l. 4, ep. 13), di fresco in patria, venne a trovarmi un giovinetto figliuolo di un mio concittadino; a cui io, Stildi 1 tu? dissi Ed egli’ . Sì certo. E dove? In Milano. Perchè non anzi qui in patria? Allora il padre che era pescate, c che ave ami condotto il giovane , Pi n he qui, disse , non alitiamo ma stri. E perchè ciò? soggiunsi io: voi che siete padri (e opportunamente ve n’avea molti ad udirmi) dovreste certo bramare che qui anzi che altrove studiassero i vostri figli, perciocchè dove staranno essi più voli ntien che nella lor patria? dove saranno allevati più onestamente 1 he sotto gli occhi de’ lor genitori? dove mantenuti con minor dispendio che nella propria casa? Così continua Plinio a narrare com’egli indusse i suoi Comaschi a fissare un annuo stipendio, di cui egli promise di pagare la terza parie , pel mantenimento di un pubblico professore, il quale dovesse da’ cittadini medesimi esser prescelto; e prega perciò (a) Un bell’ Flogio di Plinio il Giovane ci ha dato di fresco il eli. sig. cav. < lementino \ annetti (Contin. tfrl tV. G""n. «/<•’ L’iter, d’hai. 1. xxrn, /> 178, cc.), il qual poscia ha ancor pubblicato una elegante sua traduzione italiana di dodici lettere del medesimo autore (ivi, t. x\.\r, p. i52, cc.).