Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/277

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2^0 LIBRO Marciam c. 22). Più non vi volle, perchè due perfidi adulatori di Seiano lo accusassero a Tiberio. Tacito lo introduce a difendere innanzi all’imperadore la sua causa, ma con una fermezza che allora troppo era rara a vedersi in Roma. Ei nondimeno conobbe che ogni difesa era inutile, e tornatosene a casa da se medesimo si uccise di fame (ib.) e Tac. l. 4 Ann. c. 34, ec.; Svet. in Tib. c. 61; Dio l. 57). Il 5e. nato romano, che pareva allora non avere altra autorità fuorchè quella di adular vilmente Tiberio, comandò che le Storie di Cordo fosser date alle fiamme; ma un tal comando fu inutile, ed esse, per opera singolarmente di Marzia figlia dell’infelice scrittore, furon salvate e nascoste per qualche tempo; finchè Caligola, per acquistarsi 1 universale benevolenza colf annullare ciò che avea fatto Tiberio, permise che esse di nuovo si pubblicassero (Sen. ib. c. 1; Tac. e Dio l c.). Un frammento delle sue Storie ci è stato conservato da Seneca il retore (Suas.7)) in cui egli, dopo aver narrata la morte di Cicerone , raccontava in qual modo ne fosse pubblicamente esposto il capo su’ rostri; e io qui recherollo, perchè si abbia un saggio dello stile di questo scrittore, in cui, benchè vivesse al fin del regno d’Augusto e al principio di quel di Tiberio, vedesi nondimeno offuscata alquanto la purezza e l’eleganza della lingua latina. Quibus visis, ilice egli, laetns Antonini, cimi pcractam proscriptionem suam dixisset esse, qilippe non satiatus modo caedendis civibus, sed defectus quoque, jussit pro rostris exponi. Itaque quo saepius ille ingenti circumfusm