Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/353

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3i6 Lir.fto a se stesso il superbo nome di vincitore de’ medici. Una si sfacciata alterigia in vece di renderlo vile e spregevole a’ Romani, come avrebbe dovuto accadere, il fece anzi salire in sì grande riputazione che, come dice lo stesso Plinio, non vi fu mai nè attore nè cocchiere alcuno famoso per le vittorie riportate ne’ solenni giuochi , che per le vie di Roma avesse seguito e accompagnamento più numeroso. Ma se ei lusingossi di render così immortale il suo nome, ei fu certo in errore. Galeno venuto a Roma a’ tempi di Marco Aurelio, come a suo luogo vedremo, scoprì ne’ suoi libri la profonda ignoranza di questo impostore. Il primo de’ libri da lui scritti Del Metodo di medicare è quasi interamente impiegato a distrugger la stima che molti ancora ne avevano. Ei reca un passo (Medi. cur. /. i > di una lettera da Tessalo scritta a Nerone, in cui fra le altre cose così gli dice: Avendo io fondata una nuova setta, la qual sola è vera, poichè tutti i medici che innanzi a me sono stati, non hanno insegnata cosa alcuna che sia utile o a conservare la sanità, o a curare le malattie, ec. Quindi, continua a dire Galeno , costui nel decorso di una sua opera dice che Ippocrate ci ha dati precetti dannosi, ed ha ancora coraggio di contradire con somma sua vergogna agli Aforismi di lui... Per la qual cosa parmi essere mio dovere (benchè io non sia uso a riprendere acerbamente i malvagi) il dir qualche cosa contro costui per l’ingiuriosa maniera con cui egli ha trattati gli antichi. E perchè mai, o Tessalo, osi tu calunniosamente riprendere ciò