Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/361

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Vii. Sue opere e Imo car.llte re. 3a4 libro rilevarne maggiormente lo studio e la diligenzaj perciocché soggitigne che è a stupire ch’egli su tutte le scienze scrivesse libri, e sull arte militare ancora , sull’agricoltura e sulla medicina (35). De’ libri d’agricoltura scritti da Celso fa menzione più volte ancor Columella (l. 1, c. 8; l. 2, c. 9; l. 3, c. 2, ec.), e ne loda spesso come saggi e opportuni i precetti; e il chiama dottissimo uomo (l. 9, c. 2), e non solo nell’agricoltura, ma in tutta la naturale scienza perito (l. 2, c. 2). Plinio il Vecchio parimenti spesso lo nomina, e singolarmente nel catalogo degli autori di cui egli si è giovato. VII. Di tutte le opere di Celso niuna ci è rimasta, fuorchè i suoi otto libri di Medicina. Lo stile ne è quale si conviene ad autore vissuto in parte al buon secolo, terso comunemente e colto. Ma alcuni hanno affermato che altro non abbia egli fatto che recar dal greco in latino alcuni precetti di medicina; e Jacopo Bodley singolarmente ne parla come di scrittore (n) Quanto piacere avrebbe sentito il consigliere Bianconi se avesse veduta l’opc a altre volte citata di M. Gnutn. in cui parlando della taccia di mediocre ingegno data da Quintiliano al suo bolso, osserva che un medico olandese. non son molti anni, ha corretto quel p sso. mostrando che è corso errore nel lesto; che nel codice su cui si fece la prima edizione di Quintiliano dovea essere scritto Ccl’us mrd. acri nir mgcnio; e che l’ediloie in vece di leggere C’elsus medii uè neri, cc legge incautamente Crleus mediocri, ec. (Mdn> pour errar à l’Hiet, di hi Médrr. an. 177.8, p. 280)! Sarebbe desiderabile che qualche antico codice venisse a sostenere questa ingegnosa spiegazione.