Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/388

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PRIMO 351 IV. Svetonio non ha tra gli antichi gramatici annoverato Asconio Pediano, forse perchè non tenne nè scuola pubblica nè pubbliche conferenze. Ma certo ne esercitò egli pure uno de’ principali ufficj, cioè il comentare gli autori , come ce ne fan fede i Comentarj, di cui ci rimane ancor parte, eli’ egli scrisse sulle Orazioni di Cicerone. Il Vossio ha intorno a lui disputato assai lungamente (De Histor. lat. l. 1, c. 27), poichè è difficile lo stabilire a qual tempo vivesse. Ma egli è certo che Asconio parla, come d’uom tuttora vivente, di Cecinna cbeJù console con Claudio (in Or. pro Scauro) l’an 42 dell’era cristiana; e che Quintiliano parla di Asconio come se avesse con lui favellato , e come s’ei fosse già morto: Ex Pediano comperi, qui et ipse eum (Titum Livium) sequebatur. Sembra dunque evidente che Asconio visse circa i tempi di Claudio, e eli’ era già morto quando Quintiliano scrisse le sue Istituzioni, cioè a’ tempi di Domiziano. Egli è vero che Svevio e Filargirio ne’ lor comenti sopra Virgilio (ad ecl. 3, 4) parlano in maniera come se Asconio fosse con lui vissuto, e come s’egli stesso così avesse affermato in qualche suo libro; il che sembra difficile ad accordare co’ testimonj di sopra allegati; molto più che nella Cronaca Eusebiana all’anno settimo di Vespasiano si narra che Asconio in età di 71 anni divenuto cieco sopravvisse ancor dodici anni. E certo, quando a tutti questi autori si voglia dar fede, converrà dire che vi fossero due scrittori di questo nome. Ma egli è più probabile che o i due mentovati