Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/389

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352 LIBRO granfiatici, o l’autor della Cronaca sian caduti in qualche errore. Asconio fu padovano di patria , il che, oltre l’accennarlo che fa egli stesso chiamando Livio col nome di Nostro (in Or. pro Cornel.) , più chiaramente si afferma da Silio Italico che, secondo il suo costume d’introdurre nella Guerra Cartaginese i più celebri uomini vissuti a’ tempi ancora assai lontani da essa, fa questo elogio di Asconio: Polydamanleis juvenis Pedianus in armis Bella agitabat atrox, Trojanaque semina et ortus , Atque Antenorea se se de stirpe ferebat, Haud levior generis fama , sacroque Timavo Gloria, et Euganeis dilectum nomen in oris. Huic pater Eridanus, Venetaeque ex ordine gentes, Atque Apono gaudens populus, seu bella cieret, Seu Musas placidas, doctaeque silentia vitae Mallet, et Aonios plectro mulcere labores, Non ullum dixere parem, nec notior aller. L. 12 , V. 212 , ec. Oltre i Comentarj sulle Orazioni di Cicerone, a’ quali dobbiamo molte non dispregevoli notizie della storia di que’ tempi, qualche altro libro ancora avea egli scritto, e singolarmente una Vita dello storico Sallustio Crispo; di che veggasi il Vossio (l. cit.) e il Fabricio (Bibl. lat. l. 2, c. 6), i quali ancora rigettano l’opinione di alcuni che calunniosamente accusarono Lorenzo Valla di avere da un’opera ora smarrita di Asconio tratti in gran parte i suoi libri delle Eleganze. V. Ma forse più di tutti famoso si rendette in Roma Apione. Nato in Oasi nell’estremità dell’Egitto, ma onorato della cittadinanza di