Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/390

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primo 353 Alessandria, e detto perciò Alessandrino, venne a Konia l’anno 4° dell’era cristiana capo dell’ambasciata spedita dagli Alessandrini a Caligola nelle celebri loro sollevazioni contro gli Eb. •ei; e vi si trattenne lungamente tenendovi scuola , e facendo gran pompa del suo sapere. A pione , dice Gellio (l. 5, c. 14), (che fu appellato Polis tore, fu uomo assai colto, e di varia e grande erudizione nelle cose greche. Abbiamo alcuni non dispregevoli libri da lui scritti, ne’ quali comprende la storia di tutto ciò che di maraviglioso vedesi o odesi in Egitto. Ma nelle cose ch’ei dice di avere udite o lette, per desiderio di lode esagera forse di troppo. ’ Perciocché egli è millantatore glorioso del suo sapere. Di questa sua boria un’altra prova ci somministra Plinio il Vecchio, il qual racconta (praef. l. 1) ch’egli soleva vantarsi di rendere immortali coloro a cui dedicava alcuna sua opera; e quindi soggiugne che Tiberio solea chiamarlo cembalo del mondo, mentre anzi avrebbe dovuto dirlo timpano della pubblica fama. Seneca il filosofo ancora deride (ep. 88) l’aggirarsi ch’ei fece per tutta la Grecia con tale impostura, che ottenne in ogni città d’esser nominato il secondo Omero. Più opere avea egli scritte, e in esse avea così malmenati gli Ebrei, che Giuseppe la Storico prese a confutarlo in un’opera che contro lui compose. Apione è quegli da cui abbiamo avuto il famoso racconto del leone che spinto contro di uno schiavo detto Androdo , o, come alcuni leggono, Androclo, invece di divorarlo, prese a vezzeggiarlo e ad accarezzarlo, ricordevole TlRABOSCHI, Voi. II. a3