Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/42

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preliminare 5

del xvi: eppure qual diversità a questi due tempi nello stato dell’italiana letteratura! Quanti altri regni e quante repubbliche potrei io qui nominare, che mentre ancor godevano della più dolce tranquillità, pure a tutt’altro hanno pensato che a far fiorire le scienze! Non basta dunque la felicità dello stato perchè fioriscan le scienze: e queste son talvolta fiorite anche in uno Stato agitato e sconvolto; ed altre ragioni convien perciò ricercare di questa rivoluzione.

III L’invasione de’ popoli barbari che per tanto tempo desolaron l’Italia e quasi tutta l’Europa, si suole ancora arrecare per ragione del decadimento delle scienze. E certo vi dovett’essa concorrer molto. Uomini rozzi, e che in niun pregio avean le lettere, di cui per (fino ignoravano il nome, come potevan essi fomentare gli studj? E nondimeno in vano si recherebbe questa a bastevole prova. Noi vedremo che anche a que’ tempi vi furon uomini che coltivarono studiosamente le scienze, benchè i loro scritti siano guasti da una insofferibil rozzezza. E senza ciò, l’Italia nel secolo xvi avea condotte le arti e le lettere a gran perfezione. Nel secolo seguente decadder di nuovo in gran parte. E quai popoli furon mai quelli che allor l’invasero?

IV. Molto ancora influisce a condurre al dicadimento le scienze il libertinaggio e la dissolutezza de’ costumi, non perchè non possa uno esser al tempo medesimo uom guasto e colto; troppi esempi ce ne somministra la storia antica non meno che la moderna; ma perchè

III. Né la decadenza di essa si può attribuir solo alla invasione de’ Barbari.

IV. Nè al pubblico libertinaggio.