Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/454

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SECONDO 4l7 vedere diligentemente esaminate dagli scrittori i Jplla Sloria Ecclesiastica. III. Or un sì saggio principe fu coltivatore i indefesso ad un tempo e fomentatore generoso « de’ buoni studj. Egli avea spesso in bocca il! detto celebre di Platone , che allor fiorite sarebbono le città, quando o regnassero i filosofi , o i regnanti filosofassero (Capit. in ejus Vita , c. 27). Quindi con ogni cura attese e a coltivare egli stesso le scienze, e ad eccitarne al coltivamento i suoi Romani. Molti egli ebbe chiarissimi uomini di quel tempo destinati ad istruirlo negli anni suoi giovanili, i cui nomi si posson vedere presso Giulio Capitolino (c. 2); anzi egli stesso ne ha fatta ne’ suoi libri onorevol menzione (l. 1 de Reb. suis). I più celebri tra essi furono Erode Attico, Cornelio Frontone, Procolo, Giunio Rustico, Sesto di Cherona nipote di Plutarco, e Apollonio di Calcide tanto da lui onorato, che non si arrossì di frequentarne la casa anche imperadore (Capit. c. 4). A’ suoi maestri mostrossi egli grato singolarmente; a Frontone innalzò una statua nel senato; Procolo fu da lui fatto proconsole; e per Giunio Rustico avea egli sì grande stima ed affetto, che oltre l’averlo continuamente a suo confidente, e l’innalzarlo due volle all1 onore del consolato, egli solea baciarlo pubblicamente innanzi a’ prefetti del pretorio; e poichè fu morto, chiese al senato che gli si ergessero statue. Di tutti finalmente ei teneva le immagini in oro tra quelle de’ Dei penati, e dopo lor morte offeriva al loro sepolcro vittime e sacrificj (ib. c. 2,3, 4). Ma Tìràboschi, Voi. II. 37