Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/468

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SECONDO 431 costretto a combattere , non viclesi in lui alcuna delle virtù che rendono un sovrano amabile e rispettabile agli occhi de’ sudditi. Vile e indolente, pareva non esser salito sul trono che per giacersi in un vergognoso ozio; e l’onor suo istesso non che quel dell’impero non avea bastante forza a riscuoterlo. Quindi, mentre egli vivea abbandonato a’ suoi piaceri, vidersi tutte quasi le provincie sconvolte, saccheggiate , e piene di rovine e di stragi, o da’ Barbari che da ogni parte le correvano furiosamente , o da’ romani generali medesimi che valendosi dell’indolenza di Gallieno si facevano dalle lor truppe acclamare imperadori. Fu questo il tempo che rimase celebre nelle storie sotto il nome de’ trenta Tiranni, perchè tanti a un dipresso furon « olmo (contando ancor gli anni in cui Galieno regnò con suo padre) che si usurparono scettro e corona. L’impero ne fu scosso per modo che più non risorse all’antica grandezza, e le lettere ancora n’ebbero si gran danno che non potè più ripararsi. XII. Claudio II, che l’anno 268 succedette a Gallieno ucciso da’ suoi soldati medesimi, fu uno de’ migliori principi che sedesser sul trono, e forse avrebbe egli ristorato almen in parte l’impero da’ sofferti danni, se più lungamente avesse regnato; ma dopo due soli anni egli morì di peste. Più felice fu il regno di Aureliano , celebre per le vittorie riportate sopra i Barbari , e singolarmente pel trionfo della famosa Zenobia , ma insieme odiato da’ suoi per 1 eccessiva severità che il fece sembrar crudele. Ucciso da’ suoi soldati l’anno 275, ebbe