Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/470

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SECONDO 433 I hi si riprende, si è un’eccessiva severità co’ ,soldati, i quali già da molti anni avvezzi a ricusare ogni giogo, contro di lui rivoltisi, l’uccisero l’anno 282. XIII Uguale a Probo in virtù e in coraggio era Marco Aurelio Caro che gli fu dato a suc[ cessore; ma ancor più breve impero egli ebbe, ucciso l’anno seguente dal fulmine sulle sponde del Tigri. Carino e Numeriano figli e successori di Caro fra non molto gli tennero dietro, ucciso il secondo a tradimento dopo un solo anno di regno da Arrio Apro suo zio, il primo dopo due anni ucciso in una battaglia contro Diocleziano, acclamato dalle truppe imperadore, che rimase così solo e pacifico possessore del trono. Erano questi fratelli d’indole e di costumi troppo l’un dall’altro diversi. Carino abbandonato a’ vizj e alle dissolutezze; Numeriano giovane saggio, e, ciò che da noi deve singolarmente osservarsi, amantissimo degli studj. Avea egli, come narra Vopisco (in Numer. c. 1), coltivata assai l’eloquenza, e declamato ancor in pubblico spesse volte 5 e corsero per qualche tempo tra le mani de’ dotti alcune sue orazioni, più confacenti però, dice lo stesso storico, allo stile di declamatore che a quello di Tullio. In poesia poi egli fu sì eccellente, che tutti vinse i poeti del suo tempo; perciocchè ei venne poetando a contendere con Olimpio Nemesiano poeta celebre di questa età, e oscurò di molto la gloria di Aurelio Apollinare, poeta esso ancora famoso. Un’orazione da lui mandata al senato dicesi che fosse di tanta forza, che si fece decreto per innalzargli nella biblioteca Tiraboschi, Voi. II. 28 xiu. Di M. A11rei io Caro fino a Carino e a Numcriaao.