Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo II, Classici italiani, 1823, II.djvu/473

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436 ’ LIBRO Ciaschedun di essi collegato or con gli uni; or cogli altri si disputarono lungamente Fin,, pero; ma tutti un dopo l’altro caddero vittima della loro ambizione, e finalmente l’an 313 Costantino e Licinio soli ne rimaser padroniil secondo però troppo inferiore così in merito come in autorità al primo, con cui perchè volle poscia contendere, perdette l’an 323 e l’impero e la vita. XV. Di tutti questi imperadori che abbiam • veduti in questi ultimi anni salir sul trono, niuno ve n’ebbe da cui le lettere ricevessero protezione e favore. Uomini per la più parte o nati di bassa stirpe, o allevati fin da fanciulli fra l’armi, appena le conoscevan per nome; e le guerre che di continuo doveano sostenere o contro i domestici, o contro gli stranieri nimici, tenevano i lor pensieri a tutt’altro rivolti che alle scienze. Egli è vero che Eumenio nell’Orazione detta in Autun l’an 296 per indurre il prefetto delle Gallie a ristorare in quella città le pubbliche scuole, ci rappresenta i due imperadori Diocleziano e Massimiano (Eum. Oratio pro restaur. scholis inter Paneg. vet ed. Paris, 1718, p. 149) come solleciti pel coltivamento degli studj nulla meno che pel buon ordine delle lor truppe, e di Massimiano singolarmente afferma (ib.p. 151) ch’egli ben persuaso le scienze essere il fondamento delle virtù tutte, credeva di dover provvedere ugualmente all’arte di ben parlare che a quella di vivere saggiamente. Ma ognun vede che poco conto vuol farsi di tali testimonianze, nelle quali troppo gran parte suole avere l’adulazione.